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Mille Piante

di Mile Kolev – C.so Unità d’Italia 65 – Piana Biglini Alba (Cn)
Fiori annuali e biennali

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Fiori annuali e biennali – Vivai Mille piante

Se desideriamo valorizzare il nostro giardino con piante che garantiscano la fioritura per buona parte dell’anno, dovremo mescolare varietà di sempreverde come le camelie, le abelle, i viburni,
gli oleandri, con le specie rampicanti tipo la lonicera, la passiflora, il falso gelsomino e le rose rampicanti.

 

 

 

I fiori da giardino necessitano di una manutenzione contenuta e si possono mescolare fra loro creando così una macchia di colore oppure formare delle siepi sfruttando in modo intelligente il vialetto del giardino e, se disponiamo di un gazebo o di un capanno, avremo la possibilità di far arrampicare le specie rampicanti creando angoli freschi e suggestivi.
Il terreno ideale per le piante da giardino deve essere umido, ricco di sostanze nutritive e ben drenato.

I fiori adatti alle siepi

 

Le camelie, scelte fra quelle a fiori bianchi, hanno bisogno di terreno acido e si potano al termine della loro fioritura. Sono arbusti che hanno una crescita abbastanza veloce e possono essere coltivati anche dai principianti, leggi ancora >>>>

Le abelie, con fusti lunghi e scarsamente ramificati di colore rossastro, fioriscono a fine luglio formando dei fiori a trombetta con un bel colore rosa o bianco che resistono fino a fine settembre, poi si dovrà potarli eliminando i rami più vecchi alla base senza però accorciarli, leggi ancora >>>>

I viburni, piante sempreverdi con foglie di forma ovale e oblunga, si presentano come alberelli compatti pieni di foglie e rami. I fiori, che compaiono già in autunno come boccioli rosati, ai primi rialzi della temperatura alla fine dell’inverno, aprono le corolle di colore bianco e sono molto decorativi. Questi arbusti non hanno bisogno di essere potati ma richiedono solo una pulizia dei rami rotti e fuori forma. leggi ancora >>>>

Gli oleandri, arbusti sempreverdi, hanno una fioritura che inizia in primavera e termina in autunno avanzato con fiori che vanno dal rosa al bianco e dal rosso al giallo. Bisogna però fare attenzione poiché si tratta di una pianta velenosa e dobbiamo sempre lavarci le mani dopo averla toccata. leggi ancora >>>>

Camelie

 

La varietà consigliata è la sasanqua. Si presta meglio al caldo torrido dell’estate, e d’inverno resiste anche alla temperatura di – 15. L’esposizione ideale è a mezz’ombra e il suolo deve essere acido.

Coltivazione

I fiori hanno lo straordinario merito di abbellire l’ambiente in cui si trovano e l’animo di chi li guarda.
C’è ne è uno in particolare che è tra i più adatti per assolvere questi due importanti compiti, si tratta della Camelia. Non a caso in Italia è molto diffusa e se ne contano 900mila esemplari all’anno in vaso. Vi suggeriamo di prendere in considerazione la qualità della sasanqua che è tra le più resistenti.
Questa specie, infatti, se bagnata con regolarità, si presta meglio delle altre camelie al caldo estivo, grazie alle foglie più piccole, e resiste per qualche settimana anche durante l’inverno, addirittura a temperature come – 10 e – 15 gradi.

Fioritura

Una delle particolarità di questo fiore è che in base alle specie ha diversi periodi di fioritura. La Camellia japonica, la reticulata, la rosiflora e la tsaii fioriscono in primavera mentre la sasanqua, la hiemalis, la vernalis, la sinensis e la transnokoensis tra l’autunno e l’inverno. Per cui, quando andate dal fioraio scegliete accuratamente la vostra camelia in base a quando volete che fiorisca.

Coltivazione in vaso o giardino

Esposizione e terreno. L’esposizione ideale è la mezz’ombra, ma questa specie di camelia si adatta bene anche al pieno sole. Quanto al terreno, richiedono un suolo acido, ricco di sostanza organica, umido, morbido e ben drenato.

Come piantarle. Possono essere messe a dimora tutto l’anno. In giardino o in terrazza, bisogna scavare una buca di 20-30 centimetri, che diventano 40 se il terreno è tendenzialmente basico. È molto importante accertarsi che il suolo non presenti ristagni d’acqua, e nel dubbio si possono porre materiali drenanti neutri, come argilla o ghiaietto di fiume. Anche i vasi devono avere dimensioni corrispondenti, e deve essere utilizzato un buon terriccio, specifico per acidofile.
Irrigazione e concimazione

Le irrigazioni devono essere regolari e abbondanti, con acqua povera di calcare e accertandosi sempre che non si formino stagni. In estate è meglio irrigare sempre al piede della pianta, mentre se l’inverno è asciutto, sarà meglio bagnare un paio di volte nelle ore più calde. Spruzzando anche la fronda.
Quanto alle concimazioni, sono sufficienti due interventi: uno in estate e uno in autunno. Il fertilizzante primaverile sarà più ricco di azoto, quello per l’autunno di fosforo e potassio.

Potatura. In genere, questa varietà di camelie non ha bisogno di potatura ed è sufficiente rimuovere i rami secchi, sottili o malformati. Se necessario, intervenite subito dopo la fioritura.

 

Abelia

Generalità
L’abelia è un genere che comprende 15-20 arbusti sempreverdi, o semi-sempreverdi, originari della Cina, del Giappone e del Messico. La specie generalmente coltivata in giardino è un ibrido di specie originarie della Cina, ovvero Abelia grandiflora. Ha portamento tondeggiante e gli esemplari di alcuni anni raggiungono l’altezza e la larghezza di 100-120 cm; i lunghi fusti, scarsamente ramificati, sono rossastri e tendono ad arcuarsi allungandosi.

Le foglie sono ovali, dentellate, di piccole dimensioni, cuoiose, di un bel verde scuro e lucido; le nuove foglie sono color bronzo, e in autunno tutta la pianta assume questo gradevole colore. In estate produce una profusione di piccoli fiorellini a trombetta, di colore bianco-rosato, che persistono fino ai primi freddi; il frutto è un achenio legnoso, contenente un singolo seme.
Esposizione
Questa pianta preferisce le posizioni in pieno sole, o a mezz’ombra; non teme il freddo e si sviluppa senza problemi in giardino in piena terra, anche se preferisce posizioni riparate dai freddi venti invernali. E’ un arbusto piuttosto rustico che riesce ad adattarsi alle diverse situazioni, anche se in caso di clima molto rigido è bene pensare di proteggerlo.

Volendo si può scegliere di potare drasticamente la pianta alla base in autunno, per favorire uno sviluppo più compatto e vigoroso la primavera successiva.

Annaffiatura
Le giovani piante di questa particolare varietà necessitano di annaffiature regolari; le piante adulte possono invece sopportare alcuni giorni di siccità senza problemi; nel periodo che va da marzo a ottobre annaffiare sporadicamente, una volta a settimana; con l’arrivo dei freddi diminuire drasticamente le annaffiature, senza però sospenderle del tutto, essendo l’abelia una pianta sempreverde.

Nel periodo vegetativo può risultare molto utile fornire del concime per piante da fiore sciolto nell’acqua delle annaffiature almeno una volta ogni 15 giorni.

Terreno
Le abelie crescono senza problemi in qualsiasi terreno, anche in terra da giardino; sicuramente però una fioritura più abbondante e uno sviluppo più rigoglioso si avranno in terreno ricco di materia organica e molto ben drenato.

Nel mettere a dimora una abelia ricordarsi di preparare una buca ampia, ponendo sul fondo della sabbia a grana grossa, del buon terriccio bilanciato e del concime organico ben mescolati, in modo da favorire un attecchimento rapido.
Moltiplicazione

La moltiplicazione di questa pianta avviene per seme, in primavera; le abelia del genere grandiflora si moltiplicano invece per talea, prelevando delle porzioni di fusto in primavera, che vanno fatte radicare in un miscuglio di sabbia e torba in parti uguali; le nuove piante vanno coltivate in contenitore per almeno un paio di anni prima di poter essere messe a dimora.

Per quanto riguarda la potatura, questa non è necessaria, si può ricorrere solo ad una potatura che consenta di eliminare le parti più secche; oppure, nel periodo autunnale, ricorrere ad una potatura più drastica per consentire alla pianta di rinnovarsi.

Parassiti

Queste piante sono di solito molto rustiche e non vengono attaccate di frequente da parassiti o da malattie, ma possono essere colpite dagli afidi; per contrastarli è possibile fare ricorso ad uno dei prodotti specifici disponibili in commercio o ricorrere a metodi naturali come un infuso di aglio fatto macerare in acqua da spruzzare sulle foglie.

Concimazione
Sono piante abbastanza autonome, ma dando loro un po’ di cure avremo una crescita più lussureggiante e armoniosa, oltre a fioriture più abbondanti.

Le abelie per dare il meglio vogliono un terreno ricco di nutrienti e di buona tessitura. Questo si ottiene spargendo abbondante stallatico pellettato, compost o ammendante organico in autunno su tutta l’area coperta dalla chioma. A fine inverno possiamo integrarlo con un granulare a lenta cessione ad alto tenore di potassio, come stimolo per la fioritura. Facciamo seguire una leggera zappettatura e abbondanti irrigazioni.

Una seconda somministrazione, a giugno, può essere utile, specialmente negli esemplari più giovani, per ottenere una buona crescita vegetativa in previsione dell’anno seguente.

Potatura dell’abelia

Le abelie più diffuse sono ibridi del gruppo x grandiflora e nel nostro paese possono essere decidue o semidecidue a seconda del clima. Per questo tipo di piante l’intervento ordinario richiesto è minimo; inoltre, fiorendo sui rami prodotti nell’annata precedente, vi è il rischio di perdere la produzione di boccioli.

Il consiglio è di intervenire a fine inverno, ma solamente per eliminare rami malati, incrociati o disordinati. Può capitare che, con gli anni, gli esemplari diventino legnosi alla base: operiamo allora alla fine della fioritura con un taglio abbastanza drastico: stimoleremo il rinnovamento.

Le specie sempreverdi, come la floribunda, sensibili al freddo, si coltivano quasi esclusivamente al Sud. Anche in questo caso gli interventi, da fare in estate, sono minimi: accorciare i getti sporgenti ed eliminare le infiorescenze appassite.

Viburni

Il genere viburnum comprende circa duecento specie di arbusti di dimensioni varie, decidui o sempreverdi, originari dell’Asia e dell’Europa; molto diffusi nei giardini per la facilità di coltivazione, hanno in genere forma arrotondata, o eretta, e raggiungono i 3-4 metri di altezza nell’arco di alcuni anni. Il fogliame è ovale o lanceolato, in genere coriaceo, liscio o rugoso, a seconda della specie, di colore verde scuro. I fusti sono molto ramificati, e sopportano potature anche drastiche, per mantenere l’arbusto più compatto. Le specie a foglia caduca fioriscono in primavera, la gran parte delle specie sempreverdi fioriscono in autunno o in primavera. Quasi tutte le numerose specie di viburno producono decorative bacche, che rimangono sulla pianta a lungo. I fiori dei viburni sono riuniti in caratteristici racemi ad ombrello, e così anche le bacche. In alcuni casi i racemi sono globosi, come in V. opulus.

Generalità

Il genere viburnum comprende circa duecento specie di arbusti di dimensioni varie, decidui o sempreverdi, originari dell’Asia e dell’Europa; molto diffusi nei giardini per la facilità di coltivazione, hanno in genere forma arrotondata, o eretta, e raggiungono i 3-4 metri di altezza nell’arco di alcuni anni. Il fogliame è ovale o lanceolato, in genere coriaceo, liscio o rugoso, a seconda della specie, di colore verde scuro. I fusti sono molto ramificati, e sopportano potature anche drastiche, per mantenere l’arbusto più compatto. Le specie a foglia caduca fioriscono in primavera, la gran parte delle specie sempreverdi fioriscono in autunno o in primavera. Quasi tutte le numerose specie di viburno producono decorative bacche, che rimangono sulla pianta a lungo. I fiori dei viburni sono riuniti in caratteristici racemi ad ombrello, e così anche le bacche. In alcuni casi i racemi sono globosi, come in V. opulus.

Potatura

I viburni non necessitano di potature regolari. Talvolta si può intervenire per sfoltire piante troppo fitte recidendo i rami vecchi. Il periodo ideale per tale tipo di intervento è quello appena successivo alla fioritura. Le specie a fioritura invernale devono però essere potate in primavera.

Moltiplicazione

La tecnica che garantisce i migliori risultati per la moltiplicazione di questi arbusti è senz’altro la talea. Per le specie decidue è preferibile utilizzare talee semilegnose, da prelevarsi in giugno luglio. Per le specie sempreverdi, invece, utilizzare talee di legno maturo. In entrambi i casi utilizzare un substrato di torba e sabbia in parti uguali. Si ripicchettano quando hanno ben radicato.

Annaffiature

Questi arbusti si accontentano delle piogge, ma può essere necessario intervenire con annaffiature abbondanti in caso di periodi di siccità molto prolungati, soprattutto in primavera o in autunno. In autunno o a fine inverno è consigliabile interrare ai piedi degli arbusti del concime organico ben maturo, per garantire il necessario nutrimento.

Come molti amanti del giardinaggio sanno, il viburno è una pianta ideale per la realizzazione di siepi ed i motivi sono molteplici. Da un lato si tratta di una pianta capace di offrire una barriera spessa di rami e foglie, capace di donare un notevole effetto privacy in qualsiasi giardino venga piantato ma non solo. Il viburno, in moltissime sue varietà, produce bacche appetite agli uccelli che quindi regalano una fonte di sostentamento importante per l’avifauna locale, aiutandone lo sviluppo e la crescita.

Oltre a questo, il viburno è una pianta che in primavera regala delle fioriture molto intense, con fiori molto abbondanti che seppur generalmente poco durevoli nel tempo, regalano un colore vivace alla siepe ed un profumo molto particolare. Esistono oltre 200 specie di viburno fra le quali è possibile scegliere quella adatta al proprio giardino in base alle dimensioni, al colore dei fiori ed alla persistenza delle foglie.

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Oleandri

L’oleandro (Nerium oleander L., 1753) è un arbusto sempreverde appartenente alla famiglia delle Apocynaceae, unica specie del genere Nerium[1]. È forse originario dell’Asia ma è naturalizzato e spontaneo nelle regioni mediterranee e diffusamente coltivato a scopo ornamentale.

Descrizione

L’oleandro ha un portamento arbustivo, con fusti generalmente poco ramificati che partono dalla ceppaia, dapprima eretti, poi arcuati verso l’esterno. I rami giovani sono verdi e glabri. I fusti e i rami vecchi hanno una corteccia di colore grigiastro.

Le foglie, velenose come i fusti, sono glabre e coriacee, disposte a verticilli di 2-3, brevemente picciolate, con margine intero e nervatura centrale robusta e prominente. La lamina è lanceolata, acuta all’apice, larga 1–2 cm e lunga 10–14 cm.

I fiori sono grandi e vistosi, a simmetria raggiata, disposti in cime terminali. Il calice è diviso in cinque lobi lanceolati, di colore roseo o bianco nelle forme spontanee. La corolla è tubulosa e poi suddivisa in 5 lobi, di colore variabile dal bianco al rosa e al rosso carminio. Le varietà coltivate sono a fiore doppio e sono quasi tutte profumate. L’androceo è formato da 5 stami, con filamenti saldati al tubo corollino. L’ovario è supero, formato da due carpelli pluriovulari. La fioritura è abbondante e scalare, ha inizio nei mesi di aprile o maggio e si protrae per tutta l’estate fino all’autunno.

Il frutto è un follicolo fusiforme, stretto e allungato, lungo 10–15 cm. A maturità si apre longitudinalmente lasciando fuoriuscire i semi. Il seme ha dimensione variabile dai 3 ai 5 mm di lunghezza e circa 1 mm di diametro ed è sormontato da una peluria disposta ad ombrello (impropriamente detta pappo) che permette al seme di essere trasportato dal vento anche per lunghe distanze.
Esigenze e adattamento

L’oleandro è una specie termofila ed eliofila, abbastanza rustica. Trae vantaggio dall’umidità del terreno rispondendo con uno spiccato rigoglio vegetativo, tuttavia ha caratteri xerofitici dovuti alla modificazione degli stomi fogliari che gli permettono di resistere a lunghi periodi di siccità. Teme il freddo, pertanto in ambienti freddi fuori dalla sua zona fitoclimatica deve essere posto in luoghi riparati e soleggiati. Viene coltivato in tutta Italia a scopo ornamentale e spesso è usato lungo le strade perché non richiede particolari cure colturali[2].

Nonostante il portamento cespuglioso per natura, può essere allevato ad albero per realizzare viali alberati suggestivi per la fioritura abbondante, lunga e variegata nei colori. In questo caso richiede frequenti interventi di spollonatura per rimuovere i polloni basali emessi dalla ceppaia.

Ecologia

L’oleandro ha un areale piuttosto vasto che si estende nella fascia temperata calda dal Giappone al bacino del Mediterraneo. In Italia vegeta spontaneamente nella zona fitoclimatica del Lauretum presso i litorali, inoltrandosi all’interno fino ai 1000 metri d’altitudine lungo i corsi d’acqua. In effetti si tratta di un elemento comune e inconfondibile della vegetazione riparia degli ambienti mediterranei, quasi sempre associato ad altre specie riparie quali l’ontano, la tamerice, l’agno casto. S’insedia sia sui suoli sabbiosi alla foce dei fiumi o lungo la loro riva, sia sui greti sassosi, formando spesso una fitta vegetazione.

L’associazione vegetale riparia con una marcata presenza dell’oleandro è una particolare cenosi vegetale che prende il nome di macchia ad oleandro e agno casto, di estensione limitata. Si tratta di una naturale prosecuzione dell’oleo-ceratonion, dal momento che le due cenosi gradano l’una verso l’altra con associazioni intermedie che vedono contemporaneamente la presenza dell’oleandro e di elementi tipici della macchia termoxerofila (lentisco, carrubo, mirto, ecc.). Un caso singolare, forse unico in natura, si rinviene nella Gola di Gorropu fra il Supramonte di Orgosolo e quello di Urzulei in Sardegna: in questo caso la macchia ad oleandro e agno casto si inoltra fino ai 1000 metri, confinando con la lecceta primaria.

Farmacognosia

L’oleandro è una delle piante più tossiche che si conoscano. Tutta la pianta (foglie, corteccia, semi) è tossica per qualsiasi specie animale. Se ingerita porta a:

bradicardia ed aumento della frequenza respiratoria
disturbi gastrici, tra cui vomito, nausea e bruciore
disturbi sul sistema nervoso centrale, tra cui assopimento.

Responsabile di questa estrema tossicità è, insieme agli alcaloidi, l’oleandrina, un glicoside cardiotossico (con struttura simile alla ouabaina) e inibitore della pompa sodio-potassio a livello di membrana cellulare.

L’oleandro contiene una serie di altri principi tossici, che si conservano anche dopo l’essiccamento.

Altre sostanze che si trovano in natura, con lo stesso meccanismo di azione, sono la digossina, la digitale purpurea ed il giglio della valle.

Le specie animali più colpite sono gli equini, i bovini e i piccoli carnivori. Nel cavallo abbiamo anche la comparsa di gravi e profonde lesioni a livello della mucosa orale. La morte sopraggiunge per collasso cardio-respiratorio solo nel caso in cui se ne ingeriscano grandi quantità.

Le sue proprietà tossiche sono state usate come “arma” per l’omicidio descritto nel film White Oleander.

Inoltre la storia ci racconta che diversi soldati delle truppe napoleoniche morirono per avvelenamento dopo aver usato rami di oleandro come spiedi nella cottura della carne alla brace, durante le campagne militari in Italia.

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 I rampicanti

La lonicera è un rampicante che si adatta ai nostri climi con foglie che presentano uno strato superiore verde scuro mentre quello inferiore è più chiaro. Il fusto è lianoso ed i fiori tubulosi sono grandi e profumati ed iniziano la fioritura dal mese di maggio presentandosi a mazzetti posti al centro delle foglie di un bel colore bianco crema con sfumature rosa e gialle. La potatura va eseguita a fine inverno o in autunno.  leggi ancora >>>>

La passiflora è molto resistente al freddo e produce fiori grandi completamente bianchi con toni lucidi e brillanti che risaltano in maniera evidente e scenografica sul fogliame molto ricco con lo scopo di attirare gli insetti impollinatori. Questa pianta produce dei frutti grandi, poco colorati ed Il fusto della specie rampicante risulta cavo all’interno con un bel colore verde intenso, adatto per i pergolati.  leggi ancora >>>>

Il falso gelsomino è un arbusto rampicante sempreverde con foglie lucide di colore verde scuro con un picciolo corto. I fiori hanno una corolla formata da cinque lobi lunghi, sbocciano tra giugno e luglio ed hanno un profumo intenso, una seconda fioritura fra agosto e settembre, sul finire dell’estate, avviene molto raramente. Con l’arrivo del freddo è consigliabile proteggere la base della pianta con del terriccio composto da letame maturo ricoperto da foglie. Il falso gelsomino, anche se è in grado di sopportare lunghi periodi di siccità, per avere uno sviluppo costante, ha bisogno di essere annaffiato regolarmente altrimenti rischia di non produrre nuovi rami e ributti. leggi ancora >>>>

Le rose rampicanti sono molto belle e spesso vengono usate per formare degli archi che potrebbero delimitare l’ingresso del nostro giardino. La Rosa iceberg, la più rifiorente tra le rose moderne, ha fiori bianchi, non richiede cure eccessive, necessita solo di due o tre concimazioni all’anno ed una potatura leggera dove ci sono dei fiori appassiti, rami morti, deboli e fuori forma e predilige le zone soleggiate e arieggiate. leggi ancora >>>>

 Lonicera

Al genere lonicera appartengono decine di specie, sempreverdi, decidue e rampicanti; nelle bordure da giardino si utilizzano prevalentemente due specie, L. pileata e L. nitida. Si tratta di arbusti sempreverdi, originari dell’Asia; hanno piccole foglie alterne, di colore verde scuro, lucide e cerose; in maggio-giugno producono piccoli fiori color crema, a cui seguono delle bacche scure. Le lonicere hanno uno sviluppo abbastanza lento e raggiungono i 70-90 cm di altezza; hanno portamento semiprostrato e forma allargata, con ramificazioni molto disordinate ma dense e compatte. Viene utilizzata nelle siepi e nelle bordure basse. Esistono varietà a foglia variegata o di colore giallo limone. Per mantenere una forma arrotondata è consigliabile potare le piante a fine inverno o in autunno; le siepi di lonicera sono adatte anche per l’arte topiaria.

La lonicera, comunemente conosciuta come caprifoglio, è una pianta del genere delle caprifoliaceae. Si tratta in linea generale di rampicanti o arbusti di solito a foglia caduca che possono raggiungere anche i 25 metri di altezza (anche se generalmente vanno dai 2 metri fino agli 8).

Bisogna dire che tutti gli esponenti di questo genere hanno grandi virtù. In alcuni la maggiore è la bellezza estetica di rami e fiori. In altre, (in particolar modo la Lonicera caprifolium) è il profumo, simbolo della primavera stessa e ancora oggi utilizzatissimo in ambito profumiero per le sue note calde e avvolgenti.

La coltivazione del caprifoglio non è per nulla difficile. Per riuscire bene bisogna semplicemente cercare di riprodurre il più possibile le condizioni in cui cresce spontaneamente in natura. Questo significa una zona non troppo esposta al sole e al caldo, un substrato ricco e umido, ma comunque ben drenato.
Esposizione

Si pongono a dimora in luogo soleggiato o semiombreggiato; non temono il freddo ed il calore estivo; per la grande resistenza alla salsedine ed all’inquinamento atmosferiche questi arbusti vengono molto utilizzati anche nelle aiole cittadine, anche nei pressi de mare.

Le irrigazioni dovranno sempre essere abbondanti, durante la stagione vegetativa (in particolar modo in assenza di precipitazioni). Accertiamoci che il substrato risulti sempre leggermente umido (ma senza ristagni). In particolar modo durante l’estate questo può comportare numerosi interventi settimanali, specie se viviamo in pianura, nel Centro-Sud o in aree costiere.

Terreno
Le lonicere si sviluppano in qualsiasi terreno, anche nella comune terra da giardino. Preferiscono terreni ricchi, sciolti e ben drenati e mal si adattano ai terreni che trattengono molta umidità.

Non sono arbusti particolarmente esigenti. Possiamo dire che per avere ottimi risultati bisogna dare loro sicuramente un substrato ricco in humus, profondo, capace di trattenere l’umidità, ma non pesante.

Sono quindi da evitare soltanto i suoli troppo poveri (come quelli sabbiosi) oppure troppo compatti o argillosi. L’ideale è una terra di bosco ricca di materia organica e con un pH neutro o leggermente acido.

Moltiplicazione lonicera

avviene per seme o per talea; in genere i fusti prostrati tendono a radicare non appena toccano terra, è possibile staccare queste piccole piante dalla pianta madre e posizionarle direttamente a dimora.

Parassiti e malattie

In genere sono abbastanza resistenti a parassiti e malattie; talvolta possono venire colpite da marciume radicale o dagli afidi.
Concimazione

Non sono strettamente necessarie, specie se il suolo è già ricco in materia organica.

Ad ogni modo è sempre una buona pratica pacciamare il piede degli esemplari con dello stallatico sfarinato, nel mese di novembre. All’arrivo della primavera potremo aggiungere una manciata di concime granulare per piante da frutto (con un buon tenore di azoto e potassio) in maniera da stimolare sia la crescita vegetativa sia la produzione fiorale.
Potatura lonicera

Il caprifoglio non ha realmente bisogno di essere potato. L’ideale è intervenire dopo l’inverno per eliminare i rami secchi, malati o mal direzionati. Evitiamo sempre di intervenire sui rami principali.

Può accadere però che un esemplare secchi fino alla base. Questo non ci deve mettere in allarme perché si tratta di un periodismo caratteristico: interveniamo tagliando di netto quasi fino al piede. Nel giro di breve tempo vedremo spuntare nuovi getti e la pianta si rinnoverà completamente.

Lonicera rampicante

La lonicera, comunemente conosciuta come caprifoglio, è una pianta del genere delle caprifoliaceae. Si tratta in linea generale di rampicanti o arbusti di solito a foglia caduca che possono raggiungere anche i 25 metri di altezza (anche se generalmente vanno dai 2 metri fino agli 8).

Bisogna dire che tutti gli esponenti di questo genere hanno grandi virtù. In alcuni la maggiore è la bellezza estetica di rami e fiori. In altre, (in particolar modo la Lonicera caprifolium) è il profumo, simbolo della primavera stessa e ancora oggi utilizzatissimo in ambito profumiero per le sue note calde e avvolgenti.

Famiglia e genere Caprifoliaceae, gen. Lonicera, circa 180 specie
Tipo di pianta Rampicante o arbusto a foglia persistente o caduca
Esposizione Piede all’ombra, chioma ben illuminata
Rusticità Di solito rustica, ma dipende dalla specie
Terreno Ricco, umido, ben drenato, possibilmente neutro o subacido
Colori fiori bianchi, crema, gialli, rosa, rossi, arancio, foglie verdi, glauche, bronzee, crema
Irrigazione Frequente nei periodi caldi
Fioritura aprile
Concimazione Dalla primavera all’autunno, a seconda della specie

Varietà
Lonicera fragrantissima, Lonicera japonica, Lonicera Lonicera Caprifolium,

Lonicera etrusca, Lonicera nitida, Lonicera sempervirens, Graham Thomas, Serotina, Belgica, Lonicera peryclimenum, Chinensis, Hall’s Prolific, Mint Crisp,

Annaffiatura lonicera

Di solito si accontentano delle piogge, sopportando senza problemi periodi anche lunghi di siccità. Le piante appena poste a dimora necessitano di annaffiature regolari almeno per la prima estate. Fare attenzione ad evitare gli eccessi di annaffiature.

Le irrigazioni dovranno sempre essere abbondanti, durante la stagione vegetativa (in particolar modo in assenza di precipitazioni). Accertiamoci che il substrato risulti sempre leggermente umido (ma senza ristagni). In particolar modo durante l’estate questo può comportare numerosi interventi settimanali, specie se viviamo in pianura, nel Centro-Sud o in aree costiere.

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Passiflora

 

Passiflora L. è un genere di piante della famiglia Passifloraceae che comprende circa 465 specie di piante erbacee perenni ed annuali, arbusti dal portamento rampicante e lianoso, arbusti e alberelli, alti fino a 5–6 m, originarie dell’America centro-meridionale, con alcune specie provenienti dal Nord America, Australia e Asia.

Il nome del genere, adottato da Linneo nel 1753 e che significa “fiore della passione” (dal latino passio = passione e flos = fiore), gli fu attribuito dai missionari Gesuiti nel 1610, per la somiglianza di alcune parti della pianta con i simboli religiosi della passione di Gesù: i viticci alla frusta con cui venne flagellato, i tre stili ai chiodi, gli stami al martello, la raggiera corollina alla corona di spine.
Morfologia
Le radici generalmente fascicolate, in alcuni casi sono carnose, a volte con produzione di polloni radicali, alcune specie come la Passiflora tuberosa hanno radici tuberose.

Il fusto abbondantemente ramificato, è sottile, talvolta cavo, a sezione rotonda, quadrata, triangolare o poligonale, solitamente di colore verde nei giovani esemplari, ricoperto da corteccia nei soggetti vetusti.

Le foglie sono alterne, di forma, consistenza, dimensioni ed aspetto variabili, con specie a foglie semplici lanceolate, bilobate o palmate con 3-9 lobi, con dimensioni di pochi millimetri come la P. gracillima fino a dimensioni di diversi decimetri come la P. gigantifolia. Nelle specie rampicanti all’ascella delle foglie ci sono gli organi di ancoraggio, a forma di viticci o più raramente appendici ramificate dotate di ventose, come nella P. discophora e nella P. gracillima, o in alcuni casi delle formazioni spinose.

I fiori sono normalmente ermafroditi, ascellari e solitari, raramente riuniti a coppie come nella P. biflora, o riuniti in racemi come si può osservare nella P. racemosa; le dimensioni sono molto variabili in dipendenza della specie, potendo arrivare al diametro di 12–15 cm della P. quadrangularis.
Generalmente hanno tre brattee di varia forma, a volte colorate e dotate di ghiandole nettarifere, il calice più o meno allungato, con 5 sepali, 5 petali a volte assenti; è normalmente presente una corona di filamenti di forma e colore variabile, con 5 filamenti che portano le antere e 3 stili recanti gli stigmi, a volte profumati o con odore sgradevole.

I frutti sono generalmente bacche ovoidali o allungate, ricoperte da un leggero tegumento che, a maturazione, si colora di giallo, viola, blu o nero, a volte con striature gialle o verdi, a volte è una capsula deiscente a maturazione, di varie dimensioni; all’interno del frutto si trova una polpa gelatinosa (arillo) che contiene piccoli semi di forma appiattita, cuoriformi, di colore scuro, coriacei e rugosi.

Uso
Come pianta ornamentale nei giardini per ricoprire muri, recinzioni, pergole; in vaso negli appartamenti o in serra. Per il consumo dei profumati frutti eduli (maracuie), dal sapore delicato, le specie più coltivate a questo scopo sono: la P. antioquiensis, la P. coccinea, la P. edulis, la P. laurifolia, la P. ligularis, la P. maliformis, la P. membranacea, la P. mixta, la P. mollissima, la P. nitida e la P. vitifolia.

Finora non sono state scoperte varietà non commestibili, tutte risultano commestibili; in Messico e Sud America si consumano diverse varietà compreso il frutto della passiflora cerulea che ha un sapore più acido e che normalmente si esporta in Europa sotto forma di succo concentrato con zucchero.
Proprietà medicinali
Avvertenza
Le informazioni riportate non sono consigli medici e potrebbero non essere accurate. I contenuti hanno solo fine illustrativo e non sostituiscono il parere medico
Le specie utilizzate a scopi medicinali sono la P. caerulea, la P. incarnata e la P. edulis. Se ne utilizzano le parti verdi, ricche di flavonoidi e alcaloidi indolici, maltolo e acidi grassi, raccolte da giugno a settembre e fatte essiccare all’ombra in luogo arieggiato.
Nell’antichità già gli Aztechi utilizzavano la passiflora come rilassante. L’infuso, lo sciroppo e l’estratto fluido hanno proprietà sedative del sistema nervoso, tranquillanti, ansiolitiche, antispastiche, curative dell’insonnia, della tachicardia e dell’isterismo; inducono un sonno fisiologico e un’attività diurna priva di ottundimento. Già ai tempi della prima guerra mondiale, la passiflora fu utilizzata nella cura delle “angosce di guerra”. L’infuso è stato inoltre utilizzato per la psicoastenia. Le caratteristiche farmacologiche della Passiflora incarnata la rendono utile per facilitare, con il controllo del medico, lo svezzamento dagli psicofarmaci.
Metodi di coltivazione
Le specie rustiche come la P. caerulea possono essere coltivate in piena terra o in vaso sui terrazzi, in posizione soleggiata e calda, con terreno fertile e sufficientemente fresco, avendo l’accortezza nelle regioni settentrionali di scegliere zone riparate dai venti freddi e prevedendo nei primi anni di vita una protezione dai geli invernali.

Tutte le specie ornamentali si prestano alla coltivazione in serra o negli appartamenti, richiedono ambienti caldi, luminosi, con una buona umidità nell’aria, concimazioni ogni 15 giorni nella bella stagione, con fertilizzanti liquidi, annaffiature abbondanti; in primavera rinvasare o rinterrare usando terriccio universale; si deve praticare una drastica potatura alla ripresa vegetativa, per mantenere un aspetto compatto alla pianta ed avere robusti getti fioriferi.

La Passiflora non sopporta in alcun modo i ristagni idrici nel terreno, pertanto sia in vaso che in piena terra è necessario aggiungere un po’ di sabbia per migliorare la struttura del terreno al fine di garantire un rapido drenaggio delle acque in eccesso.

La moltiplicazione avviene per talea, propaggine o con la semina.

Avversità
Soffre i geli invernali.
Marciume floreale favorito da esposizione al freddo e da carenze nutritive.
Condizioni ambientali sfavorevoli, come eccessi di umidità o temperatura eccessiva dei locali nella stagione invernale, nelle specie coltivate in appartamento o in serra favoriscono gli attacchi di Cocciniglia oleosa, di Acari, nonché Tripidi e la Mosca bianca.

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Falso gelsomino

Trachelospermum jasminoides (Lindl.) Lem., 1851, noto volgarmente come falso gelsomino o rincospermo, è un arbusto rampicante della famiglia delle Apocinacee.
Descrizione

Le foglie sono sempreverdi, opposte, coriacee e semplici, il picciolo breve, la lamina è lanceolata (2-3 × 3-5 cm) e lucida. Le infiorescenze sono delle cime pauciflore. I fiori sono pentameri, sinsepali e sinpetali, con 5 stami inseriti sulla corolla rotata e bianca (3 cm), l’ovario supero a due carpelli fusi è molto profumato. Il frutto è a forma di capsula.

La pianta fiorisce da aprile a luglio.
Distribuzione e habitat
La specie è diffusa in Cina, Giappone, Corea, Taiwan, Tibet e Vietnam
Coltivazione
Utilizzo

Si usa in giardino a masse per la formazione di spalliere, pergolati, muri fioriti, siepi.
Ottimo anche in vaso.
Esposizione e manutenzione

Gradisce il sole, ma accetta la mezz’ombra. Rustico, tollera sia il caldo sia il freddo (teme solo gelate forti e prolungate). Potatura di formazione e contenimento. Teme le potature eccessive e/o dei rami principali, che possono causare rallentamento nella crescita. Si adatta a tutti i tipi di suolo, anche calcarei. La messa a dimora deve osservare una distanza di circa 40 cm in giardino e di 30 cm in vaso, dove è consigliabile un miscuglio al 50% di suolo argilloso-sabbioso e torba universale.
Irrigazione

Richiede annaffiature regolari, ma resiste a brevi periodi di siccità.
Concimazione
l falso gelsomino consuma molta energia; le piante giovani e gli esemplari in vaso richiedono concimazioni quindicinali nel periodo compreso tra aprile e settembre; a fine inverno è utile una concimazione con prodotto organico (stallatico). Il concime, in dosi moderate, va somministrato ogni 15-20 giorni.

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Rose rampicanti

Le Rose Banksiae sono rose molto antiche apprezzate in giardinaggio per la loro notevole e rapida crescita e soprattutto per le abbondanti e spettacolari fioriture.
Caratteristiche generali della rosa banksiae
Le rose banksiae sono rose molto antiche originarie della Cina dove crescono allo stato spontaneo in tutti i luoghi soleggiati e ben arieggiati dando vita a paesaggi unici e colorati.

Si tratta di rose rampicanti, per lo più ibride e molto longeve, dalla crescita vigorosa. Hanno robuste e profonde radici rizomatose e una parte aerea composta da numerosi fusti sottili di colore verde chiaro totalmente privi di spine.

Le foglie sono composte da 3 o 5 foglioline, lunghe 6 – 7 cm e larghe circa 6 cm. La pagina fogliare quasi lucida è solitamente di colore verde chiaro; il bordo è finemente dentellato o seghettato. Il fogliame di queste rose persiste anche nei mesi invernali.
I fiori sono piccoli e riuniti in mazzi apicali sui rami legnosi. Nelle maggior parte delle specie sono doppi, con petali dalle tonalità bianche gialle, rosa magenta e quasi tutti sono leggermente e gradevolmente profumati.
I frutti o meglio i cinorrodi, raramente presenti, sono piccole capsule ovoidali simili a piselli che a seconda della varietà vanno dal colore rosso scuro al quasi marrone o al giallo-verde.

Fioritura
La rosa banksiae fiorisce abbondantemente in tarda primavera e la fioritura anche se spettacolare purtroppo è unica e generalmente inizia a metà aprile.
Coltivazione della Rosa banksiae
Esposizione
Queste rose amano l’esposizione soleggiata e il clima asciutto. Tollera bene il caldo dell’estate mal sopporta il freddo gelido dei mesi invernali e soprattutto le gelate prolungate.

Terreno
Il terreno di coltivazione deve essere leggero, sciolto e ben drenato e soprattutto ricco di sostanza organica. Se il terreno del giardino è troppo argilloso o pesante molto pesante ed argilloso può essere corretto al momento dell’impianto aggiungendo una buona dose di terriccio universale misto a sabbia. una piccola quantità di sabbia e di buon terriccio universale bilanciato.
Annaffiature
Le rose banksiae messe a dimora da anni possiedono un apparato radicale robusto e profondo quindi necessitano di sporadiche annaffiature in quanto resistono anche a lunghi periodi di siccità Le piante invece giovani vanno annaffiate con maggiore frequenza da marzo a settembre.

Concimazione
Sono piante che a causa della loro crescita rapida, per le notevoli dimensioni che raggiungono e per le loro copiose fioriture necessitano di abbondanti concimazioni. Una prima concimazione va fatta in inverno con una somministrazione di stallatico ben maturo e con un concime a lenta cessione, anche di origine naturale come la cornunghia. In seguito, per tutto il ciclo vegetativo, una volta al mese, va somministrato un concime ternario specifico per rose.
Rosa banksiae: coltivazione in vaso
La rosa banksiae viene spesso coltivata anche in vaso anche se incontra grandi difficoltà a svilupparsi come in piena terra. Necessita di un vaso molto capiente e profondo con materiale drenante sul fondo, terreno da giardino misto a terriccio universale e concime a lento rilascio.

Rinvaso
Questa operazione è difficile da praticare e quindi si consiglia di rinnovare solo il terreno superficiale, almeno 5 cm se è possibile. Se il vaso sacrifica la pianta è arrivato il momento di trasferirla in piena terra e lasciarla libera di espandersi.
Moltiplicazione della Rosa banksiae
La riproduzione della Rosa banksiae avviene per talea legnosa.

In autunno avanzato, si prelevano talee da rami legnosi e vigorosi effettuando tagli obliqui sotto a una gemma.
Ciascuna talea deve avere 3-4 gemme in tutto e priva di punta.
Si preparano i vasi, tanti quanti sono le talee prelevate, riempiti con un miscuglio composto da 2 parti di sabbia di fiume lavata e una parte di torba bionda di sfagno, lo si inumidisce abbondantemente.
Si interrano le talee di rosa nel substrato per almeno 2/3 della loro lunghezza e si fa aderire il terriccio ben bene.
Si spostano i vasi in un luogo luminoso ma fresco e ben ventilato e per tutto il tempo necessario alla radicazione si mantiene il terriccio costantemente umido.
Nella primavera successiva, le piantine che hanno radicate vanno trasferite in vasi singoli e lasciate irrobustire in essi fino a quando le dimensioni raggiunte saranno adatte per messa a dimora definitiva senza alcun rischio.

La messa a dimora della Rosa banksiae può essere fatta in qualsiasi periodo dell’anno, anche i vivaisti consigliano come periodi migliori la primavera e ancora meglio l’autunno, se si vogliono ottenere per tempo abbondanti fioriture.

Come luogo ideale d’impianto è da preferire una posizione possibilmente a ridosso di un muro in modo da tenerla al riparo dai venti freddi dell’inverno.
La buca destinata ad accogliere la rosa banksiae deve essere grande e profonda almeno del doppio del pane di terra. Si mette sul fondo della buca del materiale drenante, un po’ di concime a lenta cessione e uno strato di terra.
Si tiene la pianta immersa in una bacinella piena d’acqua per evitare la rottura del pane di terra.
Si estrae la pianta dal vaso con molta delicatezza;la si mette nella buca e poi la si copre con altro terreno fino all’altezza del colletto.
In seguito, per almeno 2 mesi si mantiene il terreno costantemente umido per favorire l’attecchimento dell’apparato radicale nella nuova dimora e si arricchisce il terreno di coltivazione con i nutrienti indispensabili alla crescita e alla fioritura evitando però che la radice venga a contatto diretto con il concime.
Se si acquistano piante di rosa banksiae a radice nuda il periodo di impianto varia a seconda del clima regionale. Nelle regioni del Centro e Sud Italia il periodo ideale per la messa a dimora è il tardo autunno (novembre- dicembre), nelle altre invece la primavera. Nei primi anni di impianto, finché non si forma un tronco che è in grado di sostenere il peso del resto della pianta, le rose banksiae necessitano di un sostegno.Potatura della Rosa banksiae
Le banksiae non vanno necessariamente potate ma solitamente si interviene dopo il terzo anno dalla data dell’impianto, per contenerne la crescita invasiva, per dare armonia alla chioma o per favorire il ricaccio dei nuovi rami. Utilizzando cesoie ben affilate e disinfettate, generalmente verso la fine dell’inverno, si accorciano di circa la metà i rami più lunghi, si recidono alla base quelli secchi e durante l’arco dell’anno si cimano quelli dell’anno cresciuti in maniera disordinata. Si alleggeriscono eventualmente le parti più interne per favorire l’arieggiamento e quindi lo sviluppo di malattie fungine.
Malattie e parassiti delle Rose banksiae
Le rose banksiae anche se mostrano una maggiore resistenza ai parassiti vengono comunque attaccate dagli afidi che colonizzano steli e boccioli e tra le malattie crittogame o fungine sono sensibili al mal bianco e alla ruggine che si manifestano soprattutto durante il periodo della ripresa vegetativa e in piena fioritura quando il clima locale è particolarmente umido.

Cure e trattamenti
Sono rose semisempreverdi a bassa manutenzione ma vanno protette dal freddo, dal gelo e dalle nevicate abbondanti con con una pacciamatura di paglia spessa almeno 5 cm.

Poichè sono piante che crescono rapidamente sia in lunghezza che in larghezza al momento della messa a dimora bisogna predisporre strutture di sostegno adeguate e solide. In seguito si sostengono da sole grazie alloro portamento sarmentoso e autoportante.

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Le aiuole

Il nostro giardino sarà più allegro e colorato con delle aiuole che, formando dei punti di colore, spezzeranno la monotonia. Abbiamo più alternative per rendere la nostra aiuola “personalizzata” adoperando piante che sono adatte a vivere solo in vaso come i ciclamini di Persia, le primule obconiche, la Cineraria e la Calceolaria interrando le piante con l’intero vaso, avendo l’accortezza di non disporle a file parallele ma sempre a zig-zag creando così un maggior effetto gradevole alla vista.

Il ciclamino di Persia è molto facile da coltivare e produce fiori grandi, colorati che resistono all’aperto anche in inverno se abitiamo in una zona dal clima mite altrimenti, se il clima è rigido, dobbiamo dissotterrare il vaso e portarlo in appartamento o nella serra. Per la potatura basta eliminare i fiori appassiti e le parti della pianta secche o danneggiate.  
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La primula obconica è una pianta sempreverde con foglie larghe e carnose e fiori piccoli e graziosi di colore rosa, violaceo oppure bianco, sorretti da steli robusti. Viene coltivata in serra e portata all’aperto solo in estate per abbellire le nostre aiuole.   leggi ancora >>>>

La Cineraria è una pianta molto diffusa nei giardini grazie alla sua splendida fioritura e alla semplicità della coltivazione con fiori appariscenti dai colori particolarmente vivaci. Queste piante hanno bisogno di abbondanti annaffiature e non si potano ma basterà eliminare le parti che si seccano.   leggi ancora >>>>

La Calceolaria è utilizzata per adornare le aiuole e si presta molto bene per formare macchie di colore fra le rocce. Ha foglie pelose e dentellate e i fiori, composti da due petali uniti alla base, sono di colore giallo, rosa o rosso in varie tonalità e, via via che appassiscono, vanno eliminati.   leggi ancora >>>>

Ciclamino di Persia

Il Ciclamino è genere che conta circa venti specie di erbacee perenni, che sviluppano larghi tuberi tondeggianti, originarie dell’area mediterranea; sono diffuse in gran parte del globo terrestre come piante da appartamento e da giardino, ideali per le aiole ombreggiate. I tuberi si interrano ad una profondità pari al loro raggio. Le foglie sono tondeggianti, leggermente carnose, portate da un lungo picciolo; sono di colore verde scuro, spesso segnate da una vistosa zonatura di colore verde-argenteo. I fiori appaiono in gruppo, al centro delle foglie, da cui si elevano di alcuni centimetri; sono di colore vario, nelle tonalità del rosa e del rosso, con varietà anche a due colori. Hanno petali rivolti verso l’alto, che donano ai fiori di ciclamino una forma particolare ed inconfondibile. La fioritura dei ciclamini dura alcune settimane, da settembre fino alla primavera.

l ciclamino è una pianta originaria dell’Europa e dell’Asia ( ma vi sono specie originarie anche dell’Africa) e appartiene alla famiglia delle Primulaceae e comprendendo circa 15 specie. In Italia crescono spontaneamente nei boschi il c. neapolitanum, il repandum e l’europaeum. Il fiore era già conosciuto in antichità dai romani e dai greci che lo coltivavano nei loro giardini, dandogli però altri nomi. Il nome attuale deriva dal greco “kuklos” che significa “circolare” e forse fa riferimento alla forma del bulbo. Il ciclamino che troviamo normalmente in commercio, invece, deriva di solito dal cyclamen persicum, di origine orientale. Venne introdotto in Europa nel 1600 ed è ad oggi una delle più comuni piante da vaso. Iniziarono a coltivarlo e a selezionarlo in Inghilterra, ma poi vi si appassionarono anche in Francia e Germania al punto che già all’inizio del 1900 erano state prodotte delle cultivar dal fiore doppio o con i petali sfrangiati. Si è poi andati alla ricerca di cultivar nane e profumate, anche se, in quest’ultimo caso, con scarso successo.

I ciclamini rustici crescono bene all’aperto in posizione ombreggiata, o semiombreggiata. Presentano generalmente foglie più piccole di quelli d’appartamento. I tuberi si piantano in tarda primavera o a fine estate, ad una profondità di 3 o 4 centimetri in terreni ricchi di sostanza organica, cui devono aggiungersi foglie di faggio e sabbia, capace di trattenere umidità, ma allo stesso tempo permeabile agli eccessi di acqua. Annaffiamo periodicamente il terreno, ma solo quando è asciutto. Dopo la fioritura, con l’arrivo della primavera, il fogliame appassisce e le painte entrano in riposo vegetativo; evitiamo di annaffiarle in questo periodo dell’anno. Se lo desideriamo quando i tuberi sono dormienti possiamo dissotterrarli per spostarli.

I ciclamini semirustici invece nelle zone a clima freddo devono essere coltivati durante il periodo invernale in appartamento.

In estate le annaffiature devono essere abbondanti. Durante il periodo invernale la temperatura ottimale è di 18-20°C e non deve scendere al di sotto dei 15°C. Annaffiamo con regolarità, ma solo quando il terreno è ben asciutto, ed evitando di lasciare acqua nel sottovaso o di bagnare eccessivamente il fogliame.

I ciclamini da interno soffrono molto le fonti di calore e l’aria troppo asciutta, per questo motivo è bene posizionarli lontano da stufe, caloriferi, o altre fonti di calore, e spruzzare regolarmente le foglie. Durante la fioritura è preferibile evitare le vaporizzazioni, poiché l’acqua tende a macchiarene i petali; per aumentare l’umidità ambientale possiamo anche porre i contenitori in sottovasi o ciotole riempiti di argilla espansa, immersa nell’acqua: in questo modo l’acqua evaporando aumenterà l’umidità ambientale, senza entrare in contatto con le radici delle piante.

L’habitat ideale dei Ciclamini sono gli ambienti boschivi di lecci, caratteristici delle regioni meridionali. Fioriscono nel mese di marzo e in aprile e, seppur possano essere ammirati in tutta loro bellezza, essendo una specie protetta non è ammesso coglierli e asportarli dal loro ambiente naturale. Questa affascinante pianta, all’esterno, preferisce stare nella semi-ombra e in posizioni ben protette e riparate; mentre negli spazi interni è sempre meglio localizzarla in locali luminosi e comunque sempre riparata da forti fonti di calore, esposizioni dirette al sole e prediligendo la frescura e ambienti ben ventilati e arieggiati. La pianta del Ciclamino è inoltre una pianta velenosa per l’uomo: nel suo tubero sono infatti contenute sostanze tossiche che tuttavia risultano essere innocue per molti animali quali per esempio il maiale.

Terreno

Di solito questi ciclamino vengono coltivati in vaso. Necessitano di un substrato acido, composto da terra di bosco, torba e sabbia in parti uguali. Essendo una pianta che patisce particolarmente i ristagni bisogna prestare particolare attenzione e creare sul fondo uno spesso strato drenante con cocci, ghiaia o perle di argilla espansa. Di solito il rinvaso si rende necessario solo dopo molti anni quando vediamo che le radici fuoriescono dal contenitore, cioè dai fori di scolo o dal terriccio. In quel caso è bene procedere in primavera avanzata o in estate quando la pianta smette di fiorire e va in riposo vegetativo.

Questo è un punto molto importante per riuscire a mantenere bene i nostri ciclamini. Bisogna assolutamente evitare ogni tipo di ristagno idrico. Il terriccio deve rimanere abbastanza umido, ma non inzuppato. Durante il periodo vegetativo è bene procedere ogni giorno o almeno ogni due riempiendo d’acqua il sottovaso e aspettando circa una mezz’ora. In questo tempo la pianta assorbirà quanto ha bisogno. Dopo dovremo buttare l’acqua rimanente. Finito il periodo di fioritura possiamo mano a mano diradare le irrigazioni in maniera che la pianta possa andare in riposo. Sarà poi necessario innaffiare leggermente ogni 15-20 giorni nella zona del bulbo.

Concimazione

Per ottenere abbondanti e colorate fioriture è bene somministrare ogni 10 giorni un concime liquido per piante fiorite durante le irrigazioni. Sarebbe comunque buona norma all’inizio della stagione vegetativa dare un prodotto con un tenore più alto in azoto, in maniera che sia stimolata la produzione di foglie. In seguito si può intervenire con un altro in cui invece sia predominante il potassio.

Ciclamino: Tossicità

Si ricorda che il ciclamino è una pianta velenosa in tutte le sue parti e in special modo il bulbo. Bisogna quindi prestare attenzione in presenza di bambini.

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Primula Obconica

 

La Primula obconica è una pianta erbacea ornamentale di origine asiatica coltivata a scopo ornamentale per abbellire l’interno delle case e le aiuole dei giardini.
Caratteristiche della primula obconica

La primula obconica, è una pianta erbacea perenne della famiglia delle Primulacee, originaria dei paese asiatici, dove generalmente è diffusa allo stato rustico in luoghi umidi e freschi dei boschi collinari e montani, ad altezze s.l.m. da 500 a 3300 m. In Europa e in Italia è coltivata come annuale a scopo ornamentale come pianta da interno nelle regioni con clima invernale rigido e direttamente a dimora nelle zone a clima lite.

E’ una pianta dotata di un delicato apparato radicale formato da radici molto sottili e poco profonde.
Caratterizzata da grandi foglie ricoperte da una leggera peluria.

Le foglie sono disposte a formare una folta rosetta basale alta circa dai 5 ai 20 cm. Le foglie
di questa pianta ghiandolosa e pubescente sono inserite sugli steli cilindrici ed erbacei mediante lunghi piccioli verdi. La forma delle foglie è cordate o arrotondata; i margini sono dentato-lobulati; la pagina superiore è di colore verde intenso mentre quella inferiore verde chiaro.

Tra la rosetta di foglie durante il periodo della fioritura si sviluppano steli sottili ed eretti portanti numerosi numerose infiorescenze ad ombrella il cui colore va dal bianco al rosa, dal rosso al blu.
Ciascuna infiorescenza è composta da 2 a 13 fiori con brattee lunghe da 3 a 10 mm sorrette da sottili gambi lunghi da 5 20 mm. La corolla dei fiori è formata da 5 petali disposti radialmente intorno a uno o più stili.

I frutti sono capsule contenenti dei piccolissimi semi sferici dotati di un’ottima capacità di germinazione e che vanno raccolti quando le capsule diventano brunastre.
Fioritura

La primula obconica fiorisce da ottobre fino a primavera inoltrata.
Coltivazione primula obconica
Esposizione

Questa pianta ornamentale, coltivata in appartamento preferisce luoghi luminosi ma non il sole diretto. In giardino è ideale per bordure di aiole poste in zone semiombrose. Non tollera il caldo e le alte temperature quindi in estate la pianta va posta in un luogo semiombreggiato .

Terreno

predilige i terreni soffici, freschi e ben drenati a reazione leggermente acida. Il substrato ottimale di coltivazione deve avere una miscela di torba ,sabbia e corteccia e con valori di pH tra 5,5-6,5. In Terreni troppo salini le radici tendono ad imbrunire mentre e la pianta stenta ad emettere nuovi germogli quindi si rischi a di avere un solo stelo con fogliame ridotto.
Annaffiature

Questa specie ama il terreno umido e teme la siccità prolungata quindi va innaffiata regolarmente da settembre ad ottobre facendo attenzione non lasciarla all’asciutto e a non bagnare le foglie e specialmente i fiori per evitare che vengano attaccati dai funghi. In estate quando la primula obconica entra in riposo vegetativo, le annaffiature vanno sospese del tutto e la pianta ormai dormiente va posta in luogo ombreggiato fino all’autunno successivo.
Concimazione

alla ripresa del ciclo vegetativo somministrare un concime ternario contenete azoto, potassio e fosforo nel rapporto di 3:1: 2. Poi ridurre l’azoto, con concimi tipo 10:20:20. Non appena iniziano a formarsi i boccioli, somministrare un concime ricco di potassio, per favorire una abbondante fioritura e ottenere fiori dalle colorazioni più intense. Per un’armoniosa crescita della pianta sono utili anche i microelementi, in particolare chelati di ferro per ostacolare l’insorgenza della clorosi. I concimi liquidi, somministrati con cadenza settimanale, vanno opportunamente diluiti nell’acqua delle irrigazioni mentre quelli granulari, a lenta cessione, vanno somministrati ogni 5 settimane.

Potatura o cimatura

Con i primi freddi autunnali, si eliminano le infiorescenze essiccate e si recidono gli steli che le supportavano o quelli danneggiati utilizzando sempre attrezzi idonei e ben disinfettati.

 

 

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Cineraria

Al genere Senecio, nome comune Cineraria, della famiglia delle Compositae (Asteraceae), appartengono numerose varietà di piante erbacee annuali, biennali, perenni, rustiche o semirustiche, coltivate a scopo ornamentale in appartamento o in piena terra.

Tra le circa 3000 specie, le più note sono la:

Cineraria marittima o Senecio maritimus
Cineraria cruenta o Senecio cruentus.
Caratteristiche generali del Senecio cruentus o Cineraria cruenta

La Cineraria cruenta è una pianta, cespugliosa e compatta composta da numerosi fusti erbacei alti 20 -30 cm sui quali sono inserite foglie lobate di colore verde scuro.

Agli apici degli steli, durante il periodo della fioritura, sbocciano vistosi fiori simili a margherite il cui colore dei petali varia dal bianco al rosa, dal rosso porpora al viola, dall’azzurro al blu.
Quasi sempre la parte basale dei petali, quella che fa da contorno al bottone centrale, è di colore bianco. Altre varietà invece hanno petali di un solo colore.
Fioritura: fiorisce in primavera, tra aprile e maggio.
Coltivazione della Cineraria – Senecio

Esposizione: teme i raggi diretti del sole ma per fiorire copiosamente e a lungo necessita di esposizioni luminose.

Terreno: predilige terreni soffici, umidi, ricchi di sostanza organica e ben drenati.

Annaffiature: è una pianta che va annaffiata abbondantemente con acqua a temperatura ambiente facendo attenzione a non bagnare le foglie.

Concimazione: è una pianta di breve durata primavera) e pertanto è inutile somministrare fertilizzanti.
Moltiplicazione della Cineraria

La pianta si moltiplica per seme nel mese di maggio per fioriture invernali o nel mese di luglio per la fioritura primaverile.

I semi vanno messi a germinare in terriccio specifico mantenuto costantemente umido. La temperatura di germinazione deve essere di 15 C°.

Le nuove piantine dopo un mese dalla germinazione vanno poi trasferite in vaso.
Cimatura

Si cima la parte apicale dei fusti per favorire l’emissione di nuovi getti cimare e si recidono del tutto solo le parti secche o danneggiate.
Parassiti e Malattie

Teme gli attacchi degli afidi verdi visibili anche ad occhio nudo a ridosso dei boccioli floreali.
Significato della Cineraria nel linguaggio dei fiori

La Cineraria o senecio nel gergo dei fiori simboleggia la calma.

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Calceolaria

La Calceolaria, comunemente chiamata fiore scarpetta o Pantofolina per il design particolare dei suoi fiori è una pianta ornamentale molto apprezzata per la facilità di coltivazione in vaso, nelle aiuole e in piena terra anche nei giardini rocciosi.
Caratteristiche generali della Calceolaria

La Calceolaria è una pianta semi-rustica della famiglia Scrofulariaceae originaria dell’America Meridionale e della Nuova Zelanda.

La parte aerea della pianta è composta da steli erbacei cilindrici, flessibili e di colore verde-argenteo.

Le foglie sono di colore verde scuro, hanno la roma verdi, ovali, pelose e dentellate. La forma comunque è diversa a seconda delle specie. La pianta di Calceolaria si presenta sotto forma di piccoli cespugli tondeggianti, alti 30-40 cm.
I fiori, molto particolari, hanno l’aspetto di piccole vescicole di colore giallo, arancio, rosso oppure variegato.

Calceolaria-fiore
Le specie rustiche e semirustiche si coltivano all’aperto; mentre quelle più delicate sono indicate per la coltivazione in appartamento o in serra.
Fioritura: i fiori vengono prodotti per tutto l’arco dell’anno anche se sono copiosi dalla primavera fino all’estate.
Coltivazione della Calceolaria

Esposizione: predilige i luoghi luminosi e soleggiati anche se si sviluppa abbastanza bene in quelli parzialmente ombreggiati; teme il freddo e le correnti d’aria. Le piante di Calceolaria allevata in appartamento richiedono molta luce ma non le esposizioni ai raggi diretti del sole.

Terreno: ama il terreno soffice e sciolto, ricco di sostanza organica e ben drenato con un valore di pH leggermente acido.

Annaffiature: è una pianta che richiede regolari apporti idrici dalla primavera all’estate ma solo quando il terreno è completamente asciutto. In inverno limitare al minimo le annaffiature se si tratta di una specie perenne.

Concimazione: per assicurare i nutrienti necessari per la ripresa vegetativa e per la fioritura, dalla primavera all’autunno, somministrare, ogni 20 giorni, del concime specifico per piante da fiore, diluito opportunamente nell’acqua delle annaffiature.
Moltiplicazione della Calceolaria

La Calceolaria si propaga per seme e mediante talea di getti laterali.

La semina, praticata soprattutto per le specie annuali, si effettua in estate utilizzando un substrato leggero, fresco e sciolto mantenuto sempre umido fino alla comparsa dei germogli. Quando le nuove piante potranno essere facilmente maneggiate potranno essere messe a dimora o in vaso ed aspettare la primavera successiva per vederle ricoperte di fiori.
Propagazione per talea

Le Calceolarie perenni e suffruticose, si moltiplicano tutto l’anno per talea di steli che non hanno prodotto fiori.Le talee, prelevate con attrezzi ben affilati e disinfettati alla fiamma, si mettono a radicare in un miscuglio di torba e sabbia in parti uguali. Le talee vanno riparate dal freddo e una volta che avranno emesso le radici potranno essere trasferite in piena terra o in vaso e trattate come le piante adulte.
Impianto o messa a dimora

Le piante di calceolaria si impiantano direttamente a dimora in tarda primavera quando le gelate tardive sono del tutto scongiurate. Per quelle destinate alla coltivazione in vaso si consiglia di utilizzare un substrato composto da terriccio di torba misto a sabbia.
Rinvaso

Il rinvaso delle specie perenni si effettua ogni 2 anni nel periodo primaverile. Il vaso deve avere un diametro di qualche centimetro più grande del precedente e il terriccio deve essere nuovo e fertile.
Potatura

Per ottenere fioriture abbondanti e prolungate, la Calceolaria perenne va potata tagliando man mano i fusti che portano i fiori appassiti.
Parassiti e malattie della Calceolaria

La Calceolaria teme il marciume delle radici causato dai ristagni idrici. Talvolta subisce anche l’attacco degli afidi che formano dense colonie sugli steli e nelle intersezioni fogliari. Le foglie più tenere sono suscettibili soprattutto alle infestazioni della mosca bianca che con le sue punture provoca la fuoriuscita della melata, quindi la pianta diventa appiccicosa e in breve tempo viene attaccata dalla fumaggine che ostacolando la fotosintesi provoca l’ingiallimento e la perdita delle foglie.
Cure e trattamenti

Per evitare il rischio di malattie fungine si consiglia di asportare le foglie secche e di recidere gli steli fioriferi appassiti. I trattamenti fitosanitari vanno effettuati solo in caso di necessità nebulizzando la chioma con prodotti specifici.

Varietà

Calceolaria hybrida, Calceolaria integrifolia, Calceolaria acutifolia, Calceolaria arachnoidea, Calceolaria biflora, Calceolaria darwinii, Calceolaria gracilis, Calceolaria polyrrhiza, Calceolaria tenella, Calceolaria integrifolia o rugosa, Calceolaria mexicana, Calceolaria scabiosifolia.

Significato e linguaggio dei fiori

Il nome della calceolaria deriva dal latino calceolus che significa pantofola in riferimento alla forma dei suoi fiori simili a piccole pantofole. Nel linguaggio dei fiori è il simbolo della tranquillità.
La calceolaria è velenosa?

Non è una pianta tossica per l’uomo e non rientra nella lista delle piante velenose per cani e gatti.

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Tulipani e bulbi

Un’altra tipologia di fiori ideale per la realizzazione di aiuole, vasche e fioriere in giardino sono sicuramente i tulipani e le bulbose in genere. Grazie all’incredibile numero di varietà esistono tante bulbose da garantire quasi per tutto l’anno una buona fioritura ed una buona varietà di colore.

I tulipani sono sicuramente una delle specie di bulbose più utilizzate ed apprezzate in assoluto. La loro varietà di cromie e disegni e tale da renderli la pianta perfetta per qualsiasi aiuola fiorita. Il loro periodo di fioritura va da febbraio ad aprile a seconda della varietà di tulipano.   Leggi ancora>>>

I bulbi, Il bulbo è un organo di propagazione vegetativa, che svolge anche una funzione di resistenza permettendo il superamento di condizioni climatico-ambientali sfavorevoli come freddo o siccità ecc..      Leggi ancora>>>

Se invece vogliamo qualcosa che fiorisca a fine inverno o in autunno possiamo ricercare altre varietà di bulbi. I narcisi per esempio sono delle bulbose super resistenti e rustiche che fioriscono a fine inverno, esplodendo in un vero e proprio tappeto di colore.

Tulipani

Tulipa L., 1753 è un genere di piante della famiglia delle Liliaceae. Comprende specie bulbose alte 10–50 cm, tra cui alcune spontanee in Italia, note col nome comune di tulipano.

Il genere ha avuto origine nei monti del Pamir e nelle montagne dell’Hindu Kush e del Tien Shan.

L’ambito di crescita del genere si estende verso est dalla penisola iberica, attraverso il Nordafrica la Grecia, i Balcani, la Turchia e attraverso il levante (Siria, Israele, Territori Palestinesi, Libano, Giordania) e Iran, verso nord fino all Ucraina, al sud della Siberia e Mongolia e ad est verso il nord-ovest della Cina.

Un certo numero di specie e molte cultivar ibridi crescono in giardini o come piante da vaso.

Il nome deriva dal turco tülbent, che significa ‘turbante’, passato attraverso il francese tulipan, per la forma che il fiore sembra rappresentare. Questo fiore ebbe una grande popolarità in Turchia nel XVI secolo durante il regno di Solimano il Magnifico, che lo volle sviluppare in numerose varietà ed impiantare ovunque. .

Importazione in Europa
Fu portato per la prima volta in Europa nel 1554 dal fiammingo Ogier Ghislain de Busbecq, ambasciatore di Ferdinando I alla corte di Solimano il Magnifico, che ne spedì alcuni bulbi al botanico Carolus Clusius, responsabile dei giardini reali olandesi. Clusius trovò un modo per sviluppare molte varietà di tulipani, nei più svariati colori e forme. La sua coltivazione nei Paesi Bassi iniziò all’incirca a partire dal 1593. I tulipani divennero rapidamente una merce di lusso e uno status symbol, non solo per il loro valore decorativo, ma anche per il valore economico, e crebbero rapidamente di prezzo. Ne nacque tra il 1634-37 la prima bolla speculativa documentata della storia del capitalismo, la famosa bolla dei tulipani, che scoppiò il 5 febbraio 1637.

Tassonomia

Il genere comprende oltre 100 specie.

Uso

Per decorare parchi, giardini, aiuole, prati, per la produzione industriale del fiore reciso, in vaso sui terrazzi o negli appartamenti per la forzatura invernale
Un ibrido arancione varietà “Darwin” e a destra un “Dragone” rosso
I tulipani giglio
Campo di tulipani a Keukenhof (Paesi Bassi)
Metodi di coltivazione

Richiede terreni sabbiosi, profondi, freschi ma senza ristagno, irrigui, concimazioni con letame ben maturo, o con soluzioni di nitrato prima e dopo la fioritura, irrigazioni durante la stagione vegetativa.

Si moltiplica con i bulbilli che si formano alla base del girello, per ottenere bulbi di qualità dopo la fioritura lasciare alla pianta tutte le foglie eliminando solo i fiori, ed estraendo i bulbi dal terreno appena le foglie ingialliscono.
Avversità

Insetti:
Maggiolino gli adulti del coleottero Melolontha melolontha L. rodono le tenere foglie, mentre le larve rodono le parti molli dei bulbi e delle radici
Mosca del Narciso le larve del dittero Lampetia equestris F. penetrano nei bulbi divorandoli
Acaro del bulbo il microscopico acaro biancastro Rhizoglyphus echinopus Fum. et Robin. provoca erosioni nei tessuti del bulbo, aprendo la strada ad infezioni fungine o batteriche
Millepiedi i miriapodi del genere Julus e il Blanjulus guttulatus causano lesioni alle radici tenere e carnose, ai bulbi e alle parti epigee
Funghi:
Fusariosi l’attacco del genere Fusarium provoca un marciume molle e biancastro alla base dei bulbi che interessa rapidamente anche i bulbilli e le radici, con rapido deperimento dall’alto in basso delle foglie
Marciume basale l’attacco di Phytophthora cryptogea Petiyb. et Laff. e di Phytophthora erythroseptica Petiyb. , provoca il marciume del colletto e della parte basale dello stelo
Marciume grigio l’attacco di Sclerotium tuliparum provoca nei bulbi un marciume grigiastro, che lo distrugge rapidamente
Marciume radicale l’attacco di Phythium sp. favorito da eccesso di umidità provoca il disfacimento umido dei bulbi
Muffa grigia i fiori e le foglie colpite da Botrytis tulipae (Lib.) Lind. prima ingialliscono poi appassiscono ricoprendosi di muffa prima biancastra e successivamente grigiastra, con la presenza di piccoli sclerozi nerastri
Muffa verde funghi del genere Penicillium, provocano marciumi nei bulbi conservati in magazzini, caldo-umidi e non arieggiati
Ruggine le foglie attaccate da Puccinia prostii presentano pustole giallo brunastre, circondate da un alone clorotico
Rottura di colore l’attacco virale provoca maculature e striature sui petali, che mostrano bordi frastagliati.

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Bulbo

Il bulbo è un organo di propagazione vegetativa, che svolge anche una funzione di resistenza permettendo il superamento di condizioni climatico-ambientali sfavorevoli come freddo o siccità ecc…
Aspetto

In base all’aspetto che può assumere nei diversi generi, il bulbo si definisce:

tunicato (o vestito), se ricoperto da un involucro (aglio, giacinto, ecc.)
embricato, se i catafilli sono poco ampi e assumono l’aspetto di squame (lilium)
solido, se ha l’asse molto grosso e i catafilli sono molto ridotti. In questo caso può essere denominato anche bulbo-tubero (zafferano, gladiolo)

Nei casi in cui, come in Allium cepa, il bulbo germoglia una sola volta, all’ascella dell’ultimo catafillo si forma un nuovo bulbo che viene detto bulbo di sostituzione.
Caratteristiche

Per la creazione di quest’organo sotterraneo, le piante bulbose vengono incluse assieme alle tuberose e alle rizomatose nella categoria biologica delle geofite. Esso è tipico tra le piante monocotiledoni (Liliaceae, Alliaceae, Amaryllidaceae, Iridaceae).

Dal punto di vista strutturale il bulbo è paragonabile ad una pianta avente un fusto brevissimo (disco o girello) che da una parte è munito di tante radici fascicolate e dall’altra di una gemma. Quest’ultima è circondata e protetta da foglie, alcune interne (catafilli), succose e ricche di sostanze di riserva, altre più esterne, secche e con funzione protettiva. Lo sviluppo della gemma, in condizioni ambientali favorevoli, darà luogo alla formazione di varie foglie verdi e di uno o più assi fiorali. Le sostanze di riserva contenute nei catafilli hanno il compito di nutrire il germoglio durante queste fasi.

Spesso le piante bulbose formano delle strutture, denominate bulbilli che, staccandosi dalla pianta madre, hanno la funzione di propagazione. Numerose specie del genere Allium formano bulbilli sulle loro infiorescenze, i capolini; altre specie o altri generi possono formare bulbilli alle ascelle delle foglie o altrove.

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